Oculista Catania Manuela Pulvirenti - Studio di Oculistica e chirurgia a Catania - Medico Oculista di Malattie dell'Occhio

Oculista Catania

Dr.ssa Manuela Pulvirenti Oculistica e Chirurgia


A


Abbagliamento. Sensazione sgradevole prodotta da una luminosità maggiore di quella alla quale gli occhi si sono adattati. Provoca fastidio e riduzione della capacità visiva.
Abducente, nervo abducente. (VI nervo cranico). Nervo motore che innerva il muscolo retto laterale e permette all’occhio di ruotare verso l’esterno. Origina dalla porzione inferiore del ponte del tronco encefalico e poi  penetra nell’orbita attraverso la fessura orbitaria superiore.
Abduzione. Movimento di rotazione dell’occhio verso l’esterno dalla posizione primaria dritta.
Aberrazione. Alterazione della qualità dell’immagine che appare confusa o distorta a causa delle proprietà fisiche (forma, curvatura, densità) di un mezzo ottico (lente o prisma). Essa può essere cromatica, sferica, di basso o di alto ordine.
Accomodazione. Capacità di variare il potere diottrico dell’occhio al fine di mantenere a fuoco e quindi nitida l’immagine di un oggetto a diverse distanze. Essa è determinata dalla contrazione delle fibre del muscolo ciliare e dal rilasciamento delle fibre zonulari, con conseguente aumento della convessità del cristallino e del suo potere diottrico.
Acuità visiva. Determinazione della capacità di un occhio di distinguere dettagli e forma di un oggetto valutando il minimo spazio che può essere visto ad una distanza specifica (3 o 5 metri).
Adduzione. Movimento di rotazione dell’occhio verso l’interno dalla posizione primaria dritta.
Afachia. Assenza del cristallino (lente fisiologicamente presente all’interno dell’occhio).
Ambliopia (o occhio pigro). Condizione di scarso sviluppo della capacità visiva che può colpire uno o entrambi gli occhi in assenza di lesioni cerebrali o delle vie ottiche.  Il trattamento deve essere precoce, entro i primi anni di vita per poter essere efficace. Essa può essere dovuta a diverse cause: Anisometropica, in caso di errori refrattivi notevolmente diversi tra un occhio e l’altro: l’occhio con il difetto maggiore non sviluppa una acuità visiva pienamente normale.Da deprivazione, in caso di mancato utilizzo dell’occhio (dovuto ad abbassamento palpebrale, opacità corneale, cataratta).Nutrizionale, dovuta a deficit di vitamine, esempio vitamina B, riscontrabile in pazienti che fanno uso di alcol o tabacco.Refrattiva, quando è presente un ampio difetto refrattivo non corretto. L’uso costante di occhiali può migliorare la visione, se attuato in maniera precoce.Strabica, associata ad una deviazione oculare permanente.Tossica, in caso di abuso di tabacco, alcol e sostanze tossiche.

Angiografia. Esame utilizzato per lo studio dei vasi sia iridei che retinici e coroideali. Si inietta un colorante in una vena del braccio e, successivamente, vengono acquisite una serie di fotografie del fondo oculare mentre il colorante circola nei vasi sanguigni dell’occhio. Si distingue una fluorangiografia o angiografia con fluoresceina, che consente di studiare i vasi retinici e le strutture superficiali della retina, dall’angiografia al verde di indocianina, che consente di valutare i vasi più profondi coroideali e le strutture vascolari al di sotto di uno strato di sangue che è opaco alla fluoresceina. Sono esami molto utilizzati nel caso di patologie vascolari come il diabete, le trombosi venose,  le maculopatie con neovascolarizzazioni, i tumori intraoculari, etc.
Angolo irido-corneale. Zona dell’occhio che si trova tra l’iride e la cornea che ha la funzione di drenaggio dei liquidi oculari e la cui ostruzione, parziale o totale, può condurre ad una malattia che si chiama glaucoma.
Anisocoria. Differenza di diametro pupillare di almeno un millimetro tra i due occhi.
Anisometropia. Condizione in cui gli occhi hanno un differente potere refrattivo (es. un occhio molto più miope dell'altro o un occhio miope e l'altro ipermetrope).
Astigmatismo. Difetto di refrazione che altera la capacità di messa a fuoco di un oggetto a qualsiasi distanza. Esso è determinato da una curvatura  diseguale nei vari meridiani corneali. Esso viene corretto mediante l’uso di  lenti toriche o cilindriche o mediante chirurgia refrattiva.
Ausili ottici per ipovisione. Speciali lenti positive, telescopi e schermi per computer ad alto potere ingrandente per i pazienti con bassa capacità visiva.


B


Bastoncello. Fotorecettore retinico, attivo a bassi livelli di luminosità, specializzato nella visione notturna. Una retina normale ne contiene circa 150 milioni, distribuiti soprattutto in periferia.
Blefarite. Infiammazione e/o infezione delle palpebre. Essa può avere un’origine infettiva (causata da batteri come lo Stafilococco o da parassiti come il Demodex) o un’origine autoimmunitaria, come nel caso della forma seborroica; o infiammatoria, legata ad altre patologie. Talvolta le varie forme si possono associare tra di loro.  E’ caratterizzata da gonfiore, prurito e arrossamento delle palpebre.
Blefarospasmo. Spasmo improvviso e involontario del muscolo orbicolare che determina una costrizione palpebrale e ammiccamento.
Break-up time (BUT). Misura il tempo che intercorre tra un ammiccamento palpebrale e la formazione di una macchia secca nel film lacrimale, mantenendo le palpebre aperte. E’ più facilmente evidenziabile con l’uso di fluoresceina e con l’uso di luce blu cobalto; è considerato anormale un tempo inferiore a 10 secondi.

C


Calazio. Lesione nodulare singola o multipla a carico delle palpebre, dovuta all’infiammazione di una o più ghiandole del Meibomio. Solitamente si risolve mediante terapia medica locale, altre volte è necessario un intervento chirurgico di incisione.
Campo visivo computerizzato. Esame che consente di visualizzare l’estensione del campo visivo oculare, mediante la presentazione di stimoli luminosi di varia grandezza e intensità. Permette di studiare i danni alle vie sensoriali visive.
Cataratta. Opacizzazione del cristallino che altera fino ad impedire la formazione di un’immagine nitida sulla retina. Essa causa ridotta capacità visiva, abbagliamento e talvolta visione doppia. La terapia è chirurgica, mediante la rimozione del cristallino opacizzato. Il potere diottrico perduto viene rimpiazzato da una lente intraoculare e/o da correzione ottica.
La cataratta congenita è una condizione presente fin dalla nascita. Può essere monolaterale o bilaterale. Le cause possono essere diverse:

  • idiopatica (non dovuta a cause esterne note ovvero senza causa apparente);
  • fattori genetici (trasmissione ereditaria o alterazioni cromosomiche, come la trisomia 21 o sindrome di Down);
  • esposizione della madre durante la gravidanza a trattamenti con raggi X, soprattutto se praticata durante i primi 3 mesi di gravidanza;
  • infezioni intrauterine come rosolia, parotite e varicella (se contratte durante il primo trimestre di gravidanza);
  • farmaci assunti dalla madre durante la gravidanza, soprattutto corticosteroidi e alcuni antibiotici (specialmente i sulfamidici);
  • alterazioni metaboliche sia della madre incinta (come il diabete), sia del feto (galattosemia)
  • anomalie oculari dell’iride, quali aniridia, alterazioni delle strutture anatomiche anteriori dell’occhio, persistenza del vitreo primitivo iperplastico (di solito l’occhio colpito è più piccolo della norma e ha problemi funzionali), microftalmo (malattia ereditaria per cui l’occhio è, anche in questo caso, più piccolo del normale) e retinopatia del prematuro (ROP);
  • la prematurità e la sofferenza feto-neonatale;
  • malattie sistemiche associate del neonato (artrite reumatoide, sindrome di Marfan, sindrome di Weill-Marchesani e malformazioni cranio-facciali).

Cataratta secondaria. Opacizzazione della capsula posteriore che accoglie la lente intraoculare artificiale, che si verifica talvolta dopo intervento di estrazione della cataratta. Si tratta mediante laser.

Cheratectomia fotorefrattiva (PRK). Tecnica di chirurgia refrattiva che utilizza un laser ad eccimeri per rimodellare la superficie corneale, al fine di correggere difetti di miopia, ipermetropia ed astigmatismo. La tecnica prevede una fase preliminare di rimozione meccanica dello strato più esterno della cornea, l’epitelio corneale.
Cheratectomia fototerapeutica (PTK). Tecnica di chirurgia refrattiva che utilizza un laser ad eccimeri per rimuovere tessuto corneale, rimuovere una cicatrice corneale superficiale e/o rendere uniforme e liscia  una superficie irregolare.
Cheratite. Infezione e/o infiammazione corneale che riduce la trasparenza del tessuto e che spesso causa riduzione della capacità visiva. Può essere infettiva (es.  causata da virus erpetici) o neurotrofica, causata da un trauma o una esposizione corneale derivante da una lesione dei nervi corneali che comporta una riduzione della sensibilità corneale.
Cheratocono. Malattia degenerativa della cornea, causata da un progressivo sfiancamento del tessuto con conseguente protrusione e riduzione dello spessore corneale. Essa causa progressiva perdita della capacità visiva dapprima correggibile con lenti a contatto e/o con occhiali, poi negli stadi più avanzati solo mediante un intervento chirurgico di trapianto corneale. Per fermare l’evoluzione della malattia si può ricorrere al trattamento di cross-linking corneale.
Cheratoplastica. Intervento chirurgico di sostituzione di una cornea malata con tessuto corneale sano, prelevato da un donatore. Si distingue la tecnica:

  • lamellare anteriore profonda (DALK), in cui vengono rimossi e sostituiti solo gli strati più esterni della cornea, utile nel caso di cheratocono ed opacità corneali anteriori
  • lamellare endoteliale, in cui vengono rimossi e sostituiti solo gli strati più profondi della cornea (endotelio e/o membrana di Descemet), utile nel caso di cornea guttata e cheratopatia bollosa
  • perforante, in cui viene rimosso un bottone corneale a tutto spessore, sostituendo con tessuto corneale prelevato da un donatore.

Tali tecniche chirurgiche oggi possono essere eseguite mediante l’assistenza di un laser a femtosecondi che ha la capacità di tagliare i tessuti per creare superficie lisce e perfettamente combacianti tra di loro.
Cheratotomia. Procedura chirurgica che consiste nel creare delle piccole incisioni sulla superficie corneale per modificarne la curvatura.
Chirurgia refrattiva. Tecniche di rimodellamento della cornea, anche laser-assistite, utilizzate per correggere difetti visivi (miopia, ipermetropia ed astigmatismo corneale). Esse possono essere di tipo: incisionale, che modifica la curvatura della cornea mediante incisioni al fine di correggere difetti della curvatura della stessa. Può essere effettuata manualmente mediante bisturi o  mediante laser a femtosecondi.lamellare, che rimuove o modella strati corneali per variare il potere ottico dell’occhio. Le tecniche utilizzate sono la PRK, che utilizza un laser ad eccimeri per rimodellare la superficie corneale, dopo aver rimosso meccanicamente lo strato più esterno, l’epitelio corneale e la  LASIK, in cui si crea un lembo superficiale corneale che viene esclusivamente ribaltato ma non rimosso, prima di modellare la superficie corneale mediante laser ad eccimeri. Tale lembo corneale può essere creato meccanicamente, mediante una lama (cheratotomo) o mediante un laser a femtosecondi.

Coloboma. Anomalia congenita che consiste nella fissurazione o difetto di una struttura oculare: per esempio può interessare le palpebre, l’iride, il cristallino, la testa del nervo ottico, la retina, la coroide e possono presentarsi associate tra di loro e con altre anomali dello sviluppo, oculare e generale.
Congiuntiva. Membrana mucosa che riveste la sclera (il guscio esterno dell’occhio) e la superficie interna delle palpebre.
Congiuntivite. Infiammazione e/o infezione della congiuntiva, caratterizzata da arrossamento, edema, fastidio oculare, sensazione di corpo estraneo, lacrimazione ed eventuale secrezione. Si distingue:

  • C. allergica, dovuta ad una iper-sensibilità a sostanze estranee. E’ caratterizzata da prurito, bruciore, irritazione, fotofobia, lacrimazione, sensazione di corpo estraneo. Essa non è contagiosa. Si distinguono diverse forme.
  • C. batterica, infezione dovuta a diversi batteri; è contagiosa; causa arrossamento, secrezione mucosa, gonfiore palpebrale e congiuntivale, talvolta dolore. E’ necessaria una terapia antibiotica locale.
  • C. virale, infezione causata da virus, come gli Adenovirus. E’ caratterizzata da secrezione acquosa, arrossamento e gonfiore delle palpebre e della congiuntiva; può essere presente l’ingrossamento delle ghiandole linfonodali situate a livello del collo e retroauricolari. E’ molto contagiosa.

Cono. Recettore retinico luminoso deputato alla percezione della visione nitida e alla discriminazione dei colori. Sono più numerosi nell’area maculare.
Convergenza. Capacità muscolare di far muovere entrambi gli occhi verso l’interno, generalmente utilizzata nello sforzo di mantenere la visione binoculare singola quando si avvicinano gli oggetti agli occhi.
Corioretinopatia sierosa centrale. Malattia caratterizzata dal sollevamento della retina sensoriale dall’epitelio pigmentato retinico in regione maculare. Essa si risolve nella maggior parte dei casi spontaneamente, ma può recidivare e divenire cronica e in tal caso può comportare una riduzione della capacità visiva e/o distorsione delle immagini. E’ spesso legata a stati di stress emotivi, assunzione di cortisonici e altri fattori non ben conosciuti.
Cornea. Struttura trasparente a forma di cupola, che rappresenta la parte più esterna dell’occhio insieme alla sclera, con la quale forma la tunica fibrosa. Essa ha la forma di una lente biconvessa e si comporta come una lente positiva (circa 14 diottrie). E’ composta da cinque strati.
Coroide. Strato composto da vasi posto tra la retina e la sclera, che contribuisce al nutrimento degli strati retinici esterni. Essa compone l’uvea insieme all’iride e al corpo ciliare.
Corpo ciliare. Compone l’uvea insieme alla coroide e all’iride. E’ un tessuto circonferenziale costituito da un muscolo (il muscolo ciliare coinvolto nell’accomodazione) e da circa 70 processi ciliari che producono l’umore acqueo.
Corpi mobili vitreali. Particelle che fluttuano nel vitreo determinando un’ombra sulla retina. I pazienti le descrivono come mosche, filamenti, ragnatele, etc. Esse insorgono per strati di disidratazione e/o  invecchiamento del vitreo, o in concomitanza del distacco del vitreo, rotture retiniche o infiammazioni endoculari.
Cristallino. Lente naturale dell’occhio, di forma biconvessa e trasparente. Esso interviene nel mantenimento della messa a fuoco dei raggi luminosi sulla retina grazie alla capacità di variare curvatura e spessore durante l’accomodazione. E’ mantenuto in situ da fini legamenti che aderiscono ai corpi ciliari, dette fibre zonulari che lo sostengono per 360°.


D


Dacrioadenite. Infiammazione e/o infezione della ghiandola lacrimale. La forma acuta si può manifestare nel corso della parotite epidemica e nella mononucleosi infettiva; la forma cronica è spesso associata a malattie granulomatose.
Dacriocistite. Infezione del sacco lacrimale. Essa si associa a lacrimazione.
DALK (cheratoplastica lamellare anteriore profonda), tipo di trapianto di cornea in cui vengono rimossi e sostituiti solo gli strati più esterni della cornea; utile nel caso di cheratocono ed opacità corneali anteriori.
Degenerazione maculare legata all’età (DMLE), condizione patologica degenerativa che interessa la macula, causando una riduzione della capacità visiva centrale. Si presenta in due forme:

  • secca o atrofica, che si manifesta con accumuli di materiale giallastro sotto lo strato dell’epitelio pigmentato retinico (detti drusen) in zona centrale e alterazioni della pigmentazione maculare
  • umida o essudativa, caratterizzata dalla presenza di nuovi vasi sanguigni anomali al di sotto retina, da cui fuoriescono liquidi e sangue, causando una improvvisa e grave perdita della vista.

Degenerazione miopica progressiva. Alto difetto miopico associato ad allungamento delle strutture dell’occhio, con assottigliamento e tensione della retina, dell’epitelio pigmentato retinico, della coroide, della sclera, specialmente in zona maculare e intorno al nervo ottico.
Degenerazione vitelliforme o malattia di Best. Degenerazione dell’epitelio pigmentato che colpisce principalmente l’area maculare. E’ ereditaria.
Difetti di refrazione (o ametropie). Difetti della funzione visiva dovute al alterazioni del potere diottrico dell’occhio.
I raggi luminosi che attraversano il nostro occhio incontrano nel loro cammino delle superfici con capacità ottica (cornea, umore acqueo, cristallino, vitreo), capaci dunque di alterare il loro tragitto prima di arrivare alla retina. L’occhio normale (emmetrope) focalizza sulla retina le immagini provenienti dall’infinito o comunque da oltre 5 metri. Un occhio il cui potere di refrazione non consente di focalizzare le immagini sul piano retinico è detto ametrope. Le ametropie, o vizi di refrazione, sono tre: miopia e ipermetropia (difetti sferici), astigmatismo (difetto cilindrico); talvolta i difetti sferici si combinano con quelli cilindrici nelle ametropie composte.
I difetti di refrazione si correggono con lenti a contatto, con occhiali o con chirurgia refrattiva.
Diottria. Unità di misura del potere di una lente.
Diplopia. Visione doppia di una singola immagine.
Distacco di coroide. Separazione della coroide dalla sclera causata da fuoriuscita di liquidi dai vasi coroideali. Essa può essere conseguente a traumi, chirurgia oculare o ad infiammazioni.
Distacco di retina. Separazione della retina dal sottostante epitelio pigmentato retinico. Esso può essere parziale, se interessa solo una parte della retina, o totale, se interessa tutta la retina per 360°; può essere regmatogeno, se provocato dalla presenza di rotture retiniche attraverso le quali il gel vitreale passa nello spazio sub retinico (es. dopo un trauma), o sieroso, determinato dall’eccessiva fuoriuscita di liquidi che si accumulano al di sotto della retina (es. infiammatorio), o trazionale, cioè dovuto alla presenza di membrane aderenti alla retina che causano una trazione (es. nella retinopatia diabetica).
Tale condizione causa una grave compromissione del visus e necessita di urgente intervento chirurgico.
Distacco di vitreo. Separazione del vitreo dalla superficie retinica. Esso non causa difetti visivi, ma può associarsi alla formazione di rotture di retina che poi possono causare il distacco di retina. Solitamente si verifica per fenomeni di liquefazione del gel vitreale o di invecchiamento, ma talvolta può essere associata a condizioni patologiche quali miopia o diabete.
Dry eye (o occhio secco). Si tratta di una patologia del film lacrimale dovuta a ridotta produzione o eccessiva evaporazione delle lacrime, che procura danno alla superficie oculare interpalpebrale esposta ed è associata a sintomi di discomfort, come bruciore, arrossamento, sensazione di corpo estraneo, lacrimazione paradossa, fotofobia.
Drusen. Accumuli di materiale giallastro sotto lo strato dell’epitelio pigmentato retinico in zona centrale.


E


Ecobiometria. Misurazione ecografica della distanza tra diverse strutture oculari (es. la lunghezza dell’occhio, importante parametro dal studiare prima di un intervento di cataratta; la profondità della camera anteriore e lo spessore del cristallino, parametri da studiare nel caso del glaucoma ad angolo chiuso o stretto).
Ecografia oculare. Esame che consente di studiare le strutture dell’occhio e dell’orbita mediante gli ultrasuoni. Esso consente di studiare il vitreo, la retina e la parte bulbare anche in caso di opacità dei mezzi anteriori dell’occhio, come in caso di sangue o cataratte evolute o opacità della cornea.
Esistono diverse tecniche ecografiche.
Nel caso della tecnica B scan, si usa una sonda da 12 MHz, per ottenere una sezione acustica delle strutture dell’occhio e dell’orbita.
Nel caso della tecnica A scan, si utilizza una sonda da 8 MHz che emette un singolo fascio non focalizzato di ultrasuoni per studiare gli echi di ritorno delle strutture in esame. E’ un esame ultraspecialistico che permette di migliorare la precisione di diagnosi della metodica.
La tecnica ultrabiomicroscopica (UBM), che utilizza sonde da 50-100 MHz, consente di visualizzare le strutture più anteriori dell’occhio, come la cornea, l’angolo irido-corneale, l’iride e i corpi ciliari.

Ectropion palpebrale. Rivolgimento verso l’esterno della palpebra superiore o inferiore, così che il margine palpebrale non aderisce alla parete oculare. Può causare esposizione corneale con secchezza, lacrimazione e irritazione.
Edema maculare cistoide. Accumulo di liquido all’interno degli strati retinici, interessante la regione maculare con formazione di cisti. Esso causa riduzione della capacità visiva. Si può verificare in associazione a patologie vascolari come il diabete, la trombosi venosa o infiammazioni.
Elettroretinogramma (ERG). Misurazione dell’attività elettrica retinica. Utilizza stimoli luminosi a flash o a pattern e consente di conoscere la funzionalità retinica.
Emangioma (o angioma). Neoformazione composta da vasi sanguigni e tessuto fibroso.
Si distingue:

  • Emangioma coroideale. Tumore benigno vascolare di colore rosso-arancione che interessa la coroide. Si pensa sia di natura congenita, anche se viene diagnosticato solitamente intorno ai 40 anni. Si distingue una forma diffusa (che spesso si associa ad altre malformazioni vascolari nella malattia di Sturge-Weber) e una forma circoscritta. I sintomi della lesione dipendono dalla localizzazione e derivano dal rilascio di liquido sottoretinico che provoca un sollevamento sieroso della retina
  • Emangioma retinico. Neoformazioni vascolari della neuro retina presenti in  due forme distinte, capillare e cavernoso. L’emangioma capillare retinico si presenta come una lesione rotondeggiante rossastra irrorata e drenata da vasi sanguigni tortuosi e dilatati determina sintomi di visione offuscata soprattutto per la presenza di liquido ed essudazione sottoretinica, ma talvolta possono essere del tutto asintomatici. L’emangioma cavernoso retinico appare come un gruppo di dilatazioni vascolari nel contesto della retina, in associazione con una vena retinica dall’aspetto anomalo, ma che non è né dilatata né tortuosa e, nelle forme più grandi, tessuto gliale biancastro. Spesso sono asintomatici.
  • Emangioma cavernoso orbitario. Tumore benigno molto frequente nei bambini.

Enoftalmo. Arretramento del bulbo nell’orbita.
Entropion palpebrale. Rivolgimento della palpebra superiore o inferiore verso l’interno, con conseguente sfregamento del margine palpebrale e delle ciglia contro l’occhio, causando sensazione di corpo estrneo, lacrimazione, arrossamento e talvolta abrasioni corneali fino alla cheratite.
Esso può essere:

  • Cicatriziale, dovuto ad anomala cicatrizzazione per pregressi interventi chirurgici, traumi, ustioni, infezioni o infiammazioni
  • Involutivo o senile, dovuto ad alterazioni anatomiche legate all’invecchiamento

Si corregge mediante un intervento chirurgico.
Epifora. Fuoriuscita delle lacrime dal sacco congiuntivale verso la guancia. E’ provocato da un ostacolo nel sistema di drenaggio lacrimale (es. stenosi del dotto naso lacrimale) o nel caso di mal posizionamento del puntino lacrimale in caso di ectropion della palpebra inferiore.
Escavazione fisiologica della papilla. Depressione biancastra al centro della testa del nervo ottico (detta papilla ottica), occupante in genere un terzo o meno del diametro papillare. Una sua accentuazione può essere legata a condizione di sofferenza del nervo ottico, come nel caso del glaucoma.
Esoforia. Tendenza alla deviazione verso l’interno (verso il naso) di un occhio quando l’altro viene schermato.
Esotropia. Deviazione di un occhio verso l’interno (verso il naso) quando l’altro fissa. Questo tipo di strabismo può essere:

  • congenito, se compare entro i 6 mesi di vita. L’entità della deviazione è grande e non è influenzata dall’uso di lenti. Necessita di intervento chirurgico
  •  acquisito, se compare dopo i 6 mesi di età. Spesso è influenzato dall’uso di lenti positive.

Exoforia. Tendenza alla deviazione verso l’esterno di un occhio quando l’altro viene schermato.
Exotropia. Deviazione di un occhio verso l’esterno quando l’altro mantiene la fissazione. Questo tipo di strabismo può essere:

  • congenito, se compare entro i 6 mesi di vita. Necessita di intervento chirurgico
  • sensoriale, conseguente al basso visus dell’occhio affetto



F


Film lacrimale. Le lacrime costituiscono un complesso sistema che si distribuisce sulla superficie oculare con una particolare architettura, capace di garantire stabilità ed efficienza. Esso è composto da tre strati: lo strato lipidico più esterno, poi quello acquoso e poi quello mucoso a contatto con la superficie corneale e congiuntivale.
Esso svolge numerose funzioni: di difesa, contro gli agenti esterni, di lubrificazione, di nutrimento, di pulizia, di mantenimento della regolarità e della trasparenza ottica, per garantire la migliore capacità visiva.
In caso di alterazione quantitativa e/o quantitativa del film lacrimale, si crea una condizione patologica, chiamata occhio secco o dry-eye.
Fosfeni. Percezione di sensazioni luminose (lampi, flash) non provocata da uno stimolo visivo ma dalla stimolazione della retina, es. in seguito ad una aderenza vitreo-retinica.
Fovea. Fossetta presente nella parte centrale della macula. Essa contiene la più alta concentrazione di coni ed è pertanto responsabile della visione distinta.



G


Ghiandole del Meibomio. Gruppo di ghiandole situate all’interno del tessuto palpebrale, il cui sbocco si trova sul margine delle palpebre, subito dietro le ciglia. Producono la parte più esterna del film lacrimale, di natura lipidica, che contribuisce a prevenire la rapida evaporazione della porzione acquosa delle lacrime e favorisce lo scorrimento e la chiusura delle palpebre.
Glaucoma. Gruppo di malattie caratterizzato da una sofferenza del nervo ottico (otticopatia glaucomatosa) che comporta perdita delle fibre nervose oculari e danni progressivi al campo visivo, dalla periferia verso il centro. Il principale fattore di rischio è l’aumentata pressione intraoculare. Altri fattori di rischio sono l’età (i soggetti anziani hanno maggiore incidenza della malattia), la familiarità, la miopia superiore alle 4 diottrie, patologie vascolari e in particolari fenomeni di vasospasmo o l’ipotensione sistemica (diastolica).
Si distingue:
Glaucoma ad angolo aperto. E’ il tipo di glaucoma più frequente. E’ causato da un progressivo ostacolo al deflusso dell’umore acqueo dall’occhio, nonostante le strutture preposte (l’angolo irido-corneale) siano aperte, cioè non presentino alterazioni anatomiche che ne impediscano il funzionamento. Non determina sintomi ed è progressivo, causando pertanto in maniera asintomatica e non dolorosa la perdita graduale ed irreversibile del visus.
Glaucoma ad angolo chiuso. L’aumento della pressione intraoculare è elevato a causa dell’ostacolo al deflusso dell’umore acqueo a livello dell’angolo irido-corneale, che si presenta chiuso. Esso  può insorgere in maniera acuta (provocando dolore e improvviso calo del visus) o in maniera cronica, come esito di attacchi ripetuti di chiusura dell’angolo nel corso del tempo.
Glaucoma a bassa pressione (o a pressione normale). Si tratta di un tipo di glaucoma ad angolo aperto caratterizzato da danni al nervo ottico (aumento dell’escavazione papillare e alterazioni al campo visivo), ma senza il riscontro di un valore elevato della pressione intraoculare o addirittura con valori bassi.
Glaucoma congenito. E’ causato da un anomalo sviluppo dell’angolo irido-corneale, con malformazioni che ostacolano il deflusso dell’umore acqueo. I sintomi classici sono rappresentati da sensibilità alla luce (fotofobia), lacrimazione e ammiccamento incontrollabile (blefarospasmo), che accompagnano la presenza di occhi ingranditi e lievemente opacati (a causa della sofferenza corneale).
Glaucoma secondario. Gruppo di patologie caratterizzate dall’aumento della pressione intraoculare per una aumentata resistenza all’eliminazione dell’umore acqueo provocato da diverse malattie.
Nel caso del glaucoma neovascolare ad esempio (che si verifica in seguito a trombosi venosa o diabete), la presenza di un tessuto anomalo composto da vasi sanguigni e tessuto fibroso che ricopre le strutture angolari, causa un ostacolo al deflusso dell’umore acqueo.
Gonioscopia. Esame che consente l’osservazione dell’angolo irido-corneale. Si usa una lente a contatto con l’occhio e la lampada a fessura.



I


Insufficienza di convergenza. Alterazione della motilità oculare per cui gli occhi non riescono a ruotare verso l’interno per poter fissare un oggetto da vicino. Essa è caratterizzata da affaticamento oculare e diplopia.
Ipermetropia. Difetto refrattivo, in cui l’occhio possiede un ridotto potere diottrico, molto spesso per una ridotta lunghezza oculare. I raggi luminosi provenienti da un oggetto penetrano all’interno dell’occhio e colpiscono la retina prima che essi siano stati messi a fuoco correttamente ( il vero fuoco dovrebbe essere “dietro la retina”). Le persone ipermetropi possono vedere bene a distanza solo se sforzano la messa a fuoco (accomodazione) rispetto ad occhio con un potere ottico normale. La visione per vicino può essere offuscata, poiché richiede uno sforzo di messa a fuoco superiore.
Si corregge aggiungendo lenti positive (con occhiali o lenti a contatto) o con la chirurgia refrattiva.
Ipertensione oculare. Condizione di pressione intraoculare elevata in pazienti che però non presentano modificazioni del disco ottico o perdita del campo visivo.
Ipertrofia dell’epitelio pigmentato retinico. Aree in cui le cellule dell’epitelio pigmentato retinico sono più grandi per un aumentato contenuto di pigmento. Appaiono come zone localizzate, piatte e molto pigmentate a carico della retina, spesso in periferia; possono essere singole o multiple (in questo caso possono associarsi a condizioni di poliposi colon-rettale). Non causano alterazione della vista.
Ipertropia. Deviazione verso l’alto di un occhio mentre l’altro fissa normalmente.
Ipoema. Presenza di sangue in camera anteriore. Spesso è causato da traumi contusivi del bulbo.
Ipotropia. Deviazione in basso di un occhio mentre l’altro fissa normalmente.
Ipovisione. Deficit visivo grave che interferisce con la capacità di un individuo di compiere semplici azioni quotidiane e che non può essere corretto né con lenti a contatto, né con occhiali, né con chirurgia refrattiva, né con chirurgia. Si distingue una ipovisione centrale da una periferica.
Iride. Tessuto pigmentato posto dietro la cornea che determina il colore degli occhi e regola la quantità di luce che entra nell’occhio variando il diametro della pupilla.
Iridectomia. Procedura chirurgica che rimuove parte del tessuto irideo.
Iridotomia. Procedura laser che mira a provocare una piccola apertura nel contesto del tessuto irideo, spesso utilizzata nel caso di glaucoma ad angolo chiuso.
Irite. Infiammazione dell’iride, caratterizzata da lacrimazione, dolore, offuscamento del visus, congestione oculare e miosi.


L


Laser (light amplification by stimulated emission of radiation). Strumento con una fonte di luce ad alta energia emessa mediante la naturale vibrazione degli atomi (di un gas o di un mezzo solido) utilizzato per tagliare, bruciare o dissolvere tessuto. Esistono diversi tipi di laser per vari usi.
Laser ad argon. Viene utilizzato per creare bruciature e creare cicatrici a livello dell’iride, retina, vasi sanguigni anomali.
Laser ad eccimeri. Viene utilizzato per la chirurgia refrattiva per rimodellare la cornea. Il tessuto corneale viene vaporizzato senza ustionare i tessuti circostanti in modo da correggere i difetti di vista come miopia, ipermetropia e astigmatismo.
Laser a femtosecondi. Laser che emette impulsi molto brevi con una durata dell’ordine di una frazione infinitesimale di secondo. Anche il diametro dello spot di un laser a femotosecondi è di minor dimensione rispetto a quello dei sistemi laser ad eccimeri (qualche micron di diametro rispetto a frazioni di millimetro rispettivamente). Il risultato è la possibilità di incidere un tessuto senza bisogno di lame. Esso viene utilizzato nella chirurgia refrattiva (in caso di LASIK) e nella chirurgia corneale (in caso di trapianti corneali).
Leucocoria. Riflesso anomalo bianco pupillare. E’ legato alla presenza di condizioni patologiche come il retino blastoma, la retinopatia del prematuro, infiammazioni oculari.



M


Macula. Piccola area centrale della retina circondante la fovea; è deputata alla visione centrale e alla discriminazione dei colori e dei dettagli fini.
Melanoma uveale. E’ il tumore primario più frequente nella popolazione adulta. Può colpire ogni porzione dell’uvea, sia l’iride, che i corpi ciliari, che la coroide, ma in per l’80% dei casi si localizza a livello della coroide. E’ una patologia mortale, poiché è associato alla comparsa di metastasi per via ematica, in particolare a livello del fegato.
Midriasi. Dilatazione della pupilla.
Miopia. Difetto di messa a fuoco in un occhio che ha un eccessivo potere ottico, spesso per un aumentata  lunghezza dell’occhio (miopia assiale), o per un aumento della curvatura della cornea o del cristallino o per alterazioni del potere refrattivo del cristallino (miopia d’indice). I raggi luminosi provenienti da un oggetto vengono messi a fuoco prima di raggiungere la retina: da ciò i soggetti miopi vedono chiaramente gli oggetti vicini ma hanno una visione sfocata per lontano.
E’ corretta da lenti negative (a tempiale o a contatto) o con chirurgia refrattiva.
Miosi. Restringimento della pupilla.


N


Neurite ottica. Infiammazione del nervo ottico. Esso può insorgere in caso di malattie demielinizzanti (es. la sclerosi multipla) o in caso di infezioni di tessuti orbitari o seni paranasali o di meningi. E’ caratterizzata da un rapido calo del visus e spesso associato a difficoltà e dolore nei movimenti oculari.
Neuropatia ottica. Anomalia non infiammatoria del nervo ottico. Si distinguono diverse forme.

  • Neuropatia glaucomatosa, in cui la sofferenza del nervo è dovuta ad una condizione patologica detta glaucoma, per un aumento della pressione intraoculare
  • Neuropatia ottica ischemica anteriore arteritica, la sofferenza della porzione intraoculare del nervo ottico deriva da un ridotto apporto di sangue. Causa improvvisa perdita della vista senza dolore; si può presentare unilateralmente, ma spesso diventa bilaterale (rischio del 50% entro i 5 anni). Si presenta in pazienti con età superiore ai 50 anni nell’ambito di una malattia generalizzata (malattia di Horton).
  • Neuropatia ottica ischemica anteriore non arteritica, , la sofferenza della porzione intraoculare del nervo ottico deriva da una alterazione nella circolazione sanguigna. E’ associata ad ipertensione arteriosa, diabete e ipercolesterolemia. Causa calo del visus improvviso spesso unilaterale, ma che con il tempo può colpire anche l’altro occhio (rischio del 20-25% entro i 5 anni); si può avere una parziale regressione del calo visivo per miglioramento dell’edema.

Nevo coroideale. Tumore benigno pigmentato costituito da cellule neviche, situato a livello dello strato vascolare coroideale, subito al di sotto della retina.
Nistagmo. Movimenti oculari ritmici e involontari laterali o verticali, più rapidi in una delle due direzioni. Può essere associato a una scarsa capacità visiva o a patologie cerebrali.


O


Occlusione dell’arteria centrale della retina. Blocco della circolazione retinica arteriosa. E’ una emergenza, poiché causa grave, improvvisa e permanente riduzione della visione. In genere è provocata da un embolo.
Occlusione della vena centrale della retina. Blocco della circolazione venosa a carico della vena centrale della retina. Essa si manifesta con calo del visus improvviso, ma può tale calo regredire parzialmente o totalmente dopo alcuni mesi.
Occlusione di un ramo veno retinico. Interruzione del flusso ematico in un ramo della vena centrale retinica, in genere provocato dalla compressione di una arteria dalle pareti indurite. Causa un calo visivo meno grave della trombosi della vena centrale della retina.
OCT (tomografia a coerenza ottica). Strumento ad infrarosso in grado di ottenere una sezione dei tessuti oculari. E’ particolarmente utile nel caso delle malattie della macula, poiché permette, senza alcun contrasto , in maniera indolore e veloce, di ottenere un’immagine “istologica” in vivo di tutti gli strati retinici.
Si può utilizzare anche per lo studio della cornea e dell’angolo irido-corneale.
Orzaiolo. Infezione acuta delle ghiandole sebacee o lipidiche nel contesto della palpebra.
Ottotipo. Tabellone o schermo opportunamente costruito composto da una sequenza di lettere, numeri o simboli per la determinazione del visus.


P


Pachimetria. Esame che consente la misurazione dello spessore di una struttura (esempio della cornea o della camera anteriore).
Papilla ottica. Prima porzione del nervo ottico; segna l’uscita delle fibre nervose retiniche e l’entrata dei vasi sanguigni all’interno dell’occhio
Papilledema. Condizione patologica di rigonfiamento del disco ottico con vasi congesti e margini sfumati della papilla ottica, dovuta ad un incremento della pressione intracranica.
Presbiopia. Riduzione della capacità dell’occhio di mettere a fuoco per vicino per perdita dell’elasticità del cristallino e/o perdita della funzionalità della muscolatura ciliare. Essa è legata all’età e compare solitamente dopo i 40 anni.
Pressione intraoculare. Pressione presente all’interno dell’occhio. Si misura mediante tonometria. Se elevata può causare danni al nervo ottico e quindi alla vista (vedi glaucoma).
Ptosi. Abbassamento della palpebra superiore. Essa può essere: Congenita, dovuta ad una anomalia del muscolo elevatore della palpebra, per la presenza di tessuto fibroso di entità variabile. Maggiore è la presenza di detto tessuto fibroso, più severa sarà l’abbassamento della palpebra. Nei casi gravi, è necessario un intervento di correzione chirurgica per liberare l’asse ottico e garantire pertanto il corretto sviluppo della capacità visiva. Acquisita, non presente alla nascita. Può avvenire per cause meccaniche (quando la palpebra diventa pesante per la presenza di un tumore o di grasso), miogeniche (per anomalo funzionamento del muscolo elevatore della palpebra, legato spesso a malattie muscolari come la miastenia gravis), aponeurotiche (per l’indebolimento della fascia aponeurotica del muscolo elevatore della palpebra dovuto all’età o alla perdita di funzione di detta fascia membranosa), neurogenica (dovuta a un danno al nervo oculomotore o ai nervi simpatici).

Pucker maculare.  Raggrinzimento della superficie retinica in sede maculare causato dalla contrazione di una membrana giacente sulla superficie esterna retinica, che si può formare in seguito a traumi, interventi chirurgici o in maniera idiopatica. Causa visione distorta.


R


Reticolo di Amsler.  Test clinico formato da linee verticali e orizzontali, ugualmente spaziate che formano un quadrato. E’ utile per rilevare precocemente malattie della retina e/o difetti del campo visivo.
Retina. Tessuto nervoso dell’occhio, sensibile alla luce, che converte le immagini in impulsi elettrici che vengono inviati lungo il nervo ottico al cervello per essere interpretati nel processo della visione.
Retinite pigmentosa. Malattia ereditaria e degenerativa della retina, progressiva e bilaterale, dovuta ad alterazione di un tipo di fotorecettore, i bastoncelli, più presenti nella periferia retinica. Essa è caratterizzata da cecità notturna, ad insorgenza dalla seconda infanzia, seguita da riduzione del campo visione periferico, fino ad arrivare alla cecità. Può essere associato a sordità o altre anomalie generali.
Retinoblastoma. E’ il tumore maligno più frequente nei bambini entro i 3 anni. Esso si sviluppa dalle cellule visive retiniche. I sintomi più frequenti sono lo strabismo, il riflesso bianco pupillare, infiammazioni oculari. Se non trattato si estende lungo il nervo ottico al cervello e risulta pertanto letale.
Retinopatia del prematuro. Patologia interessante la retina che si verifica nei nati pretermine con basso peso alla nascita, soprattutto se sottoposti a prolungata ossigenoterapia. E’ dovuta ad un mancato sviluppo della vascolarizzazione retinica periferica. Negli stadi più avanzati può condurre al distacco della retina parziale o totale. E’ causa di ridotta capacità visiva. Al riconoscimento precoce della malattia si effettuano trattamenti laser retinici e/o interventi chirurgici.
Retinopatia diabetica. Malattia retinica causata dal diabete mellito. Essa è dovuta ai danni vascolari che si verificano a causa dell’iperglicemia. Nelle fasi iniziali essa è definita non proliferante o “background”: è caratterizzata da danni vascolari, quali microaneurismi (dilatazioni sacciformi dei vasi capillari), dilatazione dei vasi sanguigni, emorragie puntiformi, essudati duri (materiale lipidico che fuoriesce dai vasi capillari) e accumulo di liquido intraretinico, detto edema.
Nelle fasi avanzate esso comporta lo sviluppo di vasi sanguigni anomali frammisti a tessuto fibroso a carico della retina e della testa del nervo ottico. Ciò si verifica a causa dell’insufficienza di ossigenazione dei tessuti, detta ischemia, causata dal diabete. Essa può causare emorragie vitreali e distacco della retina, comportando una grave riduzione della capacità visiva.
Retinoschisi. Separazione anomala nel contesto degli strati sensoriali retinici. Essa risulta meno invalidante del distacco della retina e interessa in particolare il settore temporale inferiore. Talvolta si possono creare rotture nel contesto degli strati retinici.
Si distingue una forma congenita, che interessa la regione maculare e pertanto comporta deficit visivo.


S


Saccadi. Movimenti oculari rapidi che servono per mantenere la fissazione di un oggetto in movimento a livello foveale.
Sclera. Strato più esterno dell’occhio, opaco, fibroso e di colore bianco, continua anteriormente con la cornea e posteriormente con le guaine che ricoprono il nervo ottico.
Sclerite. Infiammazione della sclera. Può essere associata a malattie autoimmunitarie.
Stereopsi. Capacità di fondere due immagini simili provenienti dai due occhi, in una sola immagine, con percezione della profondità e tridimensionalità.
Strabismo. Disallineamento oculare, causato da uno squilibrio della muscolatura extraoculare. Si distingue:

  • Strabismo alternante, se la deviazione si verifica alternativamente in un occhio e poi nell’altro
  • Strabismo concomitante, se il grado di disallineamento è lo stesso in tutte le posizioni di sguardo
  • Strabismo  convergente, o esotropia, quando la deviazione avviene verso l’interno
  • Strabismo  divergente, o exotropia, quando la deviazione avviene verso l’esterno
  • Strabismo incomitante, se il grado di disallineamento è variabile nelle diverse  posizioni di sguardo
  • Strabismo intermittente, se la deviazione oculare non è continua ma si manifesta solo temporaneamente
  • Strabismo  paralitico, conseguente a paralisi o debolezza di uno o più muscoli extraoculari. Solitamente esso è incomitante



T


Terapia fotodinamica (PDT). Tecnica laser usata per il trattamento di vasi anomali, quale la neovascolarizzazione in corso di una degenerazione maculare senile umida, dopo iniezione in una vena del braccio di un colorante (la verte porfina), che si concentra nei vasi sanguigni di nuova formazione.
Test di Shirmer. Esame utilizzato per la determinazione quantitativa della secrezione lacrimale. Si esegue posizionando una strisciolina di carta assorbente nel fornice inferiore. Per la determinazione della secrezione lacrimale basale si somministra prima dell’esecuzione qualche goccia di anestetico.
Test di Titmus. Esame utilizzato per la valutazione della stereopsi.
Tonometria ad applanazione. Impiegata per la determinazione della pressione intraoculare;  stima della forza richiesta per appiattire una piccola area corneale centrale.
Topografia corneale. Studio della curvatura corneale per studiare la superficie della cornea e le alterazioni patologiche della stessa. Si ottengono delle mappe a colori che mostrano le zone con curvatura diversa.
Torcicollo oculare. Anomala rotazione o inclinazione del capo per compensare il deficit di un muscolo extraoculare.
Trabeculectomia. Intervento chirurgico utilizzato per il trattamento del glaucoma. Esso prevede la rimozione di una parte del trabecolato per aumentare il deflusso dell’acqueo dall’occhio.
Trabeculoplastica laser. Creazione mediante apparecchio laser di piccole e multiple aperture a carico del trabecolato per ridurre la resistenza al deflusso dell’umore acqueo. Si utilizza nel glaucoma ad angolo aperto. Inizialmente si usava l’argon laser, oggi si utilizza la metodica laser selettiva, mediante un tipo di laser Nd:Yag, che assicura un effetto migliore e più duraturo.


U


Umore acqueo. Liquido limpido e incolore che occupa lo spazio tra la superficie cornea posteriore e la superficie vitreale anteriore. E’ prodotto dai processi ciliari e determina la pressione intraoculare.
Uveite. Infiammazione di una delle strutture uveali (iride, corpi ciliari, coroide). Essa può essere:

  • Uveite anteriore, se interessa iride o corpo ciliare. Causa dolore, lacrimazione, visione offuscata, arrossamento della superficie oculare.
  • Uveite cronica, quando si verificano attacchi ripetuti di infiammazione alla sospensione della terapia entro 3 mesi
  • Uveite posteriore, se interessa la coroide o corpi ciliari. Causa dolore, lacrimazione, visione offuscata per la presenza di opacità del vitreo o della retina



V


VEGF (vascular endothelial growth factor). Proteina che stimola la crescita di nuovi vasi sanguigni
Vitreo. Massa gelatinosa e trasparente, composta da fibrille collagene, acido ialuronico e per il 99% da molecole di acqua, che occupa la camera vitrea, ovvero la cavità del globo oculare tra il cristallino e la retina.